Premessa:
non possiamo non osservare che la nostra politica nazionale risulta avere trascorso questa estate 2013 sostanzialmente accappigliandosi tra
chi pare persegua <adesso è la volta buona che me lo levo di torno>
e chi vi contrappone <ma come vi permettete; non lo toccate> .
Intanto noi Italia rimaniamo in Recessione volontaria anche quest'anno; che poi altro non è, la nostra recessione, se non una pesante svalutazione dell'euro interno italiano. E realizzata appunto con la recessione nostra intenzionale.
Svalutazione interna che pagano, come ovunque, i redditi fissi da pensione normali, i piccoli risparmi d'esistenza personale, i salari da lavoro dipendente.
Non a caso è stata preventivamente per tempo sospesa la rivalutazione automatica appunto alle pensioni; e non a caso risultano bloccati i rinnovi contrattuali da lavoro.
Se infatti le pensioni e i salari si rivalutassero sulla perdita di potere d'acquisto che stanno subendo, non si avrebbe una svalutazione del potere d'acquisto italiano interno. E, di conseguenza, la Recessione nostra nazionale, risulterebbe del tutto inutile a chi l'ha voluta come a chi la persegue ancora adesso.
La novità di questa svalutazione interna attuata tramite la Recessione ancora in corso, è che questa volta nel mirino della politica economica nazionale e comunitaria risultano esservi finite anche la maggior parte delle medie e piccole imprese.
E la ragione per la quale anche le Imprese nazionali siano finite nel mirino recessivo risulta derivare dal fatto che la politica comunitaria attuale ci sta imponendo, esattamente come a Grecia e Spagna, di demolire i consumi interni per spostare l'economia nazionale sopravvissuta in prevalenza verso l'esportazione.
Ma la demolizione dei consumi interni italiani, applicata ad una nazione la quale, come appunto l'Italia, mostrava un proprio pil basato per circa il 70% sui consumi interni, ha significato perseguire lucidamente la estinzione di larghissima parte del tessuto produttivo ed aziendale nazionale. Come, infatti, nonostante le più diverse chiacchiere, sta tuttora accadendo.
Ma la demolizione dei consumi interni italiani, applicata ad una nazione la quale, come appunto l'Italia, mostrava un proprio pil basato per circa il 70% sui consumi interni, ha significato perseguire lucidamente la estinzione di larghissima parte del tessuto produttivo ed aziendale nazionale. Come, infatti, nonostante le più diverse chiacchiere, sta tuttora accadendo.
E come risulta venire perseguito questo riorientamento forzoso, e non detto, dell'intera economia italiana? offrendo alle aziende supersiti e che proveranno a riorientarsi in prevalenza verso l'esportazione, ancora una volta lo strumento iniquo del sottosalario strutturale.
Infatti, l'euro interno italiano risulta avere subito una fortissima svalutazione rispetto al potere d'acquisto della lira precedente già nella fase immediatamente iniziale; e conseguito con la allora volontaria sopravvalutazione del cambio Lira/Euro. E' per effetto di quella svalutazione sempre taciuta che il potere d'acquisto interno italiano sarebbe risultato svalutato, in pochissimo tempo, tra il 40/50% rispetto alla Lira precedente.
Cosicché sarebbe potuto accaduto che due ex milioni di lire adesso si sarebbero chiamate 1000 euro; ma questo rimaneva solo una finzione nominale. Dal momento che in vero potere d'acquisto interno, come tutti abbiamo sperimentato in vivo, quei mille euro corrispondono al potere d'acquisto di circa un milione di lire precedenti.
E adesso ci risiamo.
L'economia italiana ha esaurito ormai da tempo il dono iniquo di quella svalutazione interna a tradimento; cioè, nonostante quel sottosalario originario, l'economia italiana rimasta senza innovazione e senza uno Stato decente, ha perso in quindici anni praticamente l'intera sua capacità di competitività sul mercato esterno che le aveva regalato la svalutazione . Cioè, oramai da diversi anni, i prodotti italiani mediamente all'estero non vendono, e si sono visti sostituiti da troppi concorrenti dei mercati più poveri emergenti.
La recessione attuale tuttora in corso, prova a recuperare concorrenzialità alle nostre merci nell'unico modo ritenuto possibile quando attorno non si vuole cambiare niente delle rendite esistenti e dominanti.
E allora, quando non si vuol cambiare niente in meglio, la recessione causa una corrispettiva nuova svalutazione silenziosa dell'euro interno italiano.
Il quale euro italiano interno, infatti, alla fine della corsa recessiva volontaria attuale, si ritroverà svalutato per la seconda volta; ed almeno di un altro 25%, 30% già da adesso.
In soldoni, se mille euro di salario o di pensione già valevano solo un milione in potere d'acquisto rispetto alla lira precedente, con la attuale recessione avremo che mille euro nominali in realtà corrisponderanno, come potere d'acquisto effettivo, all'incirca a 700/600 mila delle vecchie lire.
Eccolo il vero progetto risultato in corso e per il quale si sono riuniti in tanti ad attuarlo, prima con Monti a vararlo, e ora con Letta a presidiarlo: distruggere nuovamente il potere d'acquisto dell'euro interno italiano di pensioni normali, piccoli risparmi, di retribuzioni salariali. Così che la Rendita tuttora incontrastata e che ci governa da tempo senza soluzione, possa sperare di durare e sopravvivere al suo stesso fallimento.
Ed in questa pericolosissima e rovinosa condizione, noi Italia, possiamo occuparci solo di processi?
Servono grandi politiche condivise per rilanciare la nazione, per sostenere chi più soffra, e per restituire un lecito sogno di futuro a Donna e Giovani. Servono grandi alleanze tra tutti i produttori di ricchezza tramite lavoro, siano Impresa siano Prestatori.
Ma quale risulta il programma di una parte delle attuali forze di governo oltre a <adesso è la volta buona che me lo levo di torno> ?
NON PERVENUTO alla nostra conoscenza.
E quale risulta il programma di una parte delle attuali forze di governo oltre a <come osate; non lo toccate>?
NON PERVENUTO alla nostra conoscenza.
Allora noi, nel nostro piccolo e senza certo pretese, inizieremo a provare a riportare la discussione, e la riflessione, su cosa si potrebbe concretamente fare per invertire in positivo la rotta nazionale economico e sociale.
Proveremo a mostrarci che lo si può fare, anche agevolmente, anche nella Ue attuale; se si ha la volontà e non si sia i guardaspalla della Rendita parassita nazionale.
Pertanto, mentre probabilmente anche nei prossimi mesi tutta l'attenzione politica e mediatica risulterà concentrata su fatti di processi e su fatti eventuali loro conseguenti, qui faremo la scelta di non occuparcene nemmeno in un rigo.
Non ci appartiene infatti prendere le parti né di eventuali <linciaggi>, né di eventuali <santificazioni>.
Non ci appartiene infatti prendere le parti né di eventuali <linciaggi>, né di eventuali <santificazioni>.
Ci occuperemo invece, nelle prossime settimane in successione, a rendere visibile e richiamarvi la nostra attenzione, che cambiare non solo si deve, ma si può anche, nella politica nostra economico sociale nazionale.E a provare di mostrarci che un'altra possibile di nazione è già in mezzo a noi, solo che la si voglia tutti assieme far prevalere. A mostrarci come si possa con grande tranquillità, ed anche dentro le nostre convergenze comunitarie, iniziare a tornare a lavorare assieme.
Il primo, di questi post tematici su quel che insieme si può fare anche domani, viene dedicato al LAVORO.
Altri ne seguiranno, ed a cadenze tra di loro costanti, sulle nostre emergenze risolvibili assieme.
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Si può fare
Si può fare
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EUROPA
COMUNITARIA E LAVORO ANCHE ITALIANO
Per quale ragione si è ritenuto di evidenziare e
adesso aspetti intra Comunitari trattando di Lavoro Nazionale e della sua
situazione. Prima ancora di procedere nel Piano di Rilancio sul Lavoro
nazionale.
Perché aspetti Comunitari attuali assai rilevanti
risultano ormai collegati inscindibilmente anche alla condizione ed al rilancio
del lavoro interno nazionale. Italiano, come anche degli altri Stati comunitari
euro allo stesso modo.
Sino ad oggi, tuttavia, la Comunità, senza tanti
giri di parole, proprio questo risulta aver imposto a Stati membri dotati di
euro:
Sacrificare
sino all’estinzione il lavoro equo al connazionale. Sostituendolo
sempre più largamente col migrato temporaneo o con la delocalizzazione intra
comunitaria di aziende.
Essendosi
scelta di rappresentare sino ad ora un solo polo delle sue potenzialità
unitarie: QUELLO FINANZIARIO.
Sia entro l’Europa Euro, come nell’Italia Euro tutto questo non può durare.
Non si può intanto infatti non constatare che, pur
continuando eventualmente a convivere con una migrazione programmata dove essa serva veramente e non
straripante, l’Italia, così come
quasi tutti i Paesi membri Comunitari dotatisi di moneta comune euro, già oggi, pur entro la severa crisi
globale attuale, risulterebbero immediatamente, e solo per tale effetto,
pressoché a DISOCCUPAZIONE
INTERNA ZERO.
Dunque, disoccupazione
italiana attuale – 50% di immigrazione attuale, rispetto all’esistente
risultato troppo brutalmente sregolato. Cosa ne resterebbe della disoccupazione
italiana attuale in saldo, risultato per effetto di una sola sottrazione? Nel resto dell’Europa euro forse anche
meglio.
Pare
proprio che emergerebbe una medesima nazione già oggi in piena occupazione. SENZA SUOI DISOCCUPATI. All’interno di una Comunità euro anche essa
senza suoi disoccupati nazionali pur a
salari invariati.
Diviene così
del tutto evidente che l’attuale
disoccupazione di massa europea non sorge dal mercato globale come si vorrebbe
tentare di giustificare. Quanto piuttosto da una politica economica comunitaria
di sradicamento del proprio lavoro nazionale.
Questa stessa
lucida democratica consapevolezza di quanto veramente oggi sta accadendo in
Italia ed in Europa risulta essere invece, necessariamente, la prima
Frontiera di qualunque Programma di Riforme condivise per la ripresa del
lavoro equo e lo sviluppo solidale democratico entro l’Area euro. Con esso, anche entro l’Italia che ne fa pienamente
parte.
Sapendo che l’euro finanziario della illimitata
povertà crescente europea, comunque non
si salverebbe senza il Lavoro diffuso e la ricchezza nazionale crescente
che esso solo concede. Come già si vede bene.
Il negoziato intra europeo per riscoprire se si può
avere concretamente assieme l’Euro di popoli europei prosperi e nel lavoro loro
diffuso, e non solo l’attuale euro dell’impoverimento generale europeo, non
potrebbe pertanto che vedersi immediatamente
attivato entro l’attuazione del Programma nazionale di Riforma.
Questo
Programma non è, infatti, in alcun modo un programma d’autarchia europea o
nazionale.
Quanto
piuttosto un Programma per riconciliarsi tutti lealmente al proprio interno. Per poter così soltanto
ritornare coesi a competere in positivo nel mondo.
E’ solo a quel punto, infatti, che può avere gli
attesi effetti un’azione Riformatrice condivisa
di rilancio del lavoro nazionale in tutte le sue forme in uno Stato
italiano che si rinnovi anche in altro.
Il possibile percorso italiano di Riforme apparso anche efficace alla salvaguardia
dell’euro deve pertanto necessariamente interagire anche su aspetti
intercomunitari in specie del Lavoro per non risultare vanificato.
Dal momento che l’Italia infatti
rimane una nazione democratica a
vocazione propria Europea Confederata, appariva indispensabile capire come
la politica attuale Comunitaria si collochi rispetto ad un incisivo progetto
nazionale di Riforma entro lo sviluppo. Previsto con
Debito Pubblico italiano in riassorbimento.
L’Italia
dunque lo attiva al proprio interno il
suo Piano nazionale di Riforma per lo sviluppo e la ricchezza condivisa
crescente. Sapendo ora che devono cambiare in modo rilevante anche Politiche
attuali Comunitarie perché possa ritenere di avere pieno successo.
DIRITTO
AL LAVORO
RETRIBUZIONI SALARIALI
- E’ abbattuto del 40% in un biennio, il prelievo fiscale
statale attuale sui salari: 20%
subito dal primo anno, 20% il successivo
anno ;
Con la
differenza createsi in tal modo dalla detassazione rispetto all’attuale
complessiva spesa aziendale retributiva subito ricevuta dall’interessato in busta paga.
L’onere
salariale retributivo per l’impresa resta immutato all’oggi, il salario
individuale migliora da subito già nel biennio ed in modo anche permanente.
Per condurre entro tre anni ad una base
Fiscale fissa definitiva sugli stessi salari senza distinzioni:
-
ALIQUOTA UNICA sulle retribuzioni indipendentemente
dall’importo e non
superiore al 26% tutto comprensivo di prelievo; e senza
penalizzazioni da cumuli di provenienze;
Quanto
alle Pensioni
tutte quelle sino
a duemila euro mese, subito stesso trattamento fiscale del salario.
- Per quelle inferiori a 600 euro, un fisco
permanente esente.
Con la
differenza così creatasi sull’attuale Fisco, subito ricevuta
dall’interessato.
Entro il
triennio, giunti a regime, anche per tutte le Pensioni stessa aliquota unica
come il salario dipendente.
Quanto
alle IMPRESE
